Pies negros, Artuke

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di bere, e di gusto!, una bottiglia del vino Pies Negros, della cantina Artuke, situata a Baños de Ebro, piccolo comune nei Paesi Baschi, ai piedi della Sierra Cantabria dove le vigne godono del favorevole clima atlantico, che conferisce al vino freschezza.

Nel 1991 il fondatore Miguel Blanco raccoglie la centenaria tradizione vitivinicola della sua famiglia creando questa cantina, il cui nome è un omaggio ai due figli Arturo e Kike, che oggi seguono le orme del padre, dedicandosi con passione alla trasformazione del frutto della terra in un vino con identità. Qui si coltiva in biodinamica e tutti processi di vinificazione sono eseguiti a mano… e con i piedi.   Pies negros è fatto con uva Tempranillo e uva Graciano, che ha la caratteristica di dare un tocco aromatico al vino. Dopo la raccolta, l’uva viene portata, ancora calda dei raggi del sole, in cantina, dove ad attenderla ci sono persone che tuttora pigiano il mosto a piedi nudi, da lì l’origine del nome!  

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Chibirique, Suertes del Marqués

Hola amigos!

La settimana scorsa ho avuto il piacere di partecipare a un wine party di presentazione dei prodotti della Buena Uva, azienda canaria che promuove e commercializza vini realizzati da persone che amano quello che fanno, “vino autentico da viticoltori indipendenti”. Durante questa splendida festa ho potuto assaggiare tantissimi vini, ma oggi vi voglio parlare di quello che mi ha più colpito: il CHIBIRIQUE.

El chibirique

Lo produce la Suertes del marquésuna cantina a conduzione familiare situata nella valle de la Orotava, nel nord dell’isola di Tenerife, che adotta la filosofia di ridurre al minimo l’utilizzo di prodotti chimici all’interno dei vigneti, prediligendo i sistemi naturali. Tutte le fasi della coltivazione vengono fatte manualmente, dalla potatura alla vendemmia, e in cantina si cerca di intervenire il meno possibile e si lavora con lieviti indigeni, utilizzando quantità minime di solfiti solo durante l’imbottigliamento.  

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Terra!

(traducción en español abajo) 

Stavo rileggendo il bellissimo romanzo fantascientifico e umoristico Terra! (1983) di Stefano Benni e ho inaspettatamente trovato uno spunto per questa rubrica. Il romanzo è ambientato nel 2156, in una Terra devastate da quattro guerre nucleari, che l’hanno ridotta a una distesa di ghiaccio e neve che rende la vita quasi impossibile. A dominarla, ci sono tre superpotenze, la federazione Sineuropea,l’impero militare Giapponese e l’unione degli sceicchi Armenorussi, che, alla notizia della scoperta di un nuovo pianeta ospitale per la vita umana, partono in una folle corsa nello spazio alla sua conquista. La storia segue le avventure del ragazzino prodigio Einstein, del vecchio saggio cinese Fang, e di un super computer di nome Genius, che cercano insieme di risolvere un antico mistero legato alla conquista del nuovo Mondo. A questo punto vi chiederete: cosa c’entra tutto questo con il vino? Bè, mentre ero immerso in questa avvincente lettura, disteso all’ombra sul mio telo da mare, mi sono imbattuto in questo dialogo, in cui il giovane Einstein e il saggio Fang, dopo aver bevuto qualche buona bottiglia di vino, filosofeggiano sulla possibile origine dell’universo:    

Terra
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Il Barile di Amontillado

Ho pensato di inaugurare questa nuova rubrica con un grandissimo scrittore dell’800, uno dei maestri della letteratura dell’orrore: Edgar Allan Poe. Il racconto che ho letto e scelto si chiama il Barile di Amontillado (1846), in cui Montrésor, il narratore, architetta un diabolico piano per vendicarsi di Fortunato, esperto degustatore di vini. Montrésor dice di aver ricevuto un barile di Amontillado, ma non è sicuro che si tratti proprio del vino in questione, così chiede aiuto a Fortunato per scoprirlo. Con questa scusa, Montrésor conduce il malcapitato Fortunato nelle cantine del palazzo dove lo attende…..  

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Sorsi Letterari

Vi presento la nuova rubrica di Amici per la Vite, Sorsi letterari, che parlerà di scrittori, libri e fumetti con riferimenti al vino e al suo incredibile mondo.
Quante volte ci è capitato di leggere un bellissimo libro dove il protagonista è immerso nei suoi più profondi pensieri mentre sorseggia un calice di vino dal nome strano, che a noi non dice nulla? Ecco, con questi assaggi enoletterari proveremo a chiarire questi dubbi, e speriamo di darvi spunti per nuove letture… e bevute.
Sorsi Letterari

Quinta Milú, Ribera del Duero.

Rieccoci qui, con un nuovo articolo. Prima di tutto, chiedo scusa se non ho scritto più nulla, ma in questo ultimo periodo sono stato impegnato in uno spostamento oltre mare: da qualche mese, infatti, mi trovo in Spagna e vorrei quindi scrivere qualcosa sui suoi incredibili vini. Premetto che ho ancora molto da imparare sull’argomento, ma per fortuna non ho fretta e l’idea di assaggiarenuove realtà vinicole mi stuzzica molto.

Per iniziare, ho deciso di scrivere due righe su un vino rosso, o come si dice in spagnolo vino tinto, che si chiama Milú D.O. Ribera del Duero, (D.O. sta per denominacion de origen e corrisponde alla nostra D.O.C.).   La cantina Quinta Milú è una piccola azienda, o come si autodefinisce micro-winery, che si trova ad Aguilera, la cui filosofia è quella di produrre vini che rispecchino il territorio da dove provengono, nel rispetto dell’ambiente circostante. Per produrre i suoi vini, Germán Robles Blanco utilizza sistemi tradizionali come la pigiatura con i piedi, uno dei metodi di spremitura dell’uva più soffici che esistano che evita eccessivi spappolamenti delle buccie e la rottura degli acini acerbi, dando origine a un mosto particolarmente morbido e quasi privo di fecce, nell’intento di creare prodotti autentici, che riflettano il naturale andamento delle stagioni. Come dice il produttore: “Comanda la vigna, e non troverai mai due annate né due bottiglie uguali.” E ora è arrivato il momento di assaggiare il nostro vino: ottenuto da uva Tempranillo 100%, il Milú sosta prima 6 mesi in barrique di rovere francese e americano, per poi riposare altri 5 mesi in bottiglia. Di colore rosso rubino intenso come l’abito di una ballerina di flamenco, al naso sprigiona subito i sentori ceduti dall’evoluzione in barrique: la vaniglia, le spezie e un po’ di tostatura, sentori di frutti rossi e delicati accenni floreali come la violetta danzano armoniosamente. Il ventaglio di profumi che ha in mano questa ballerina flamenca cattura anche il degustatore alle prime armi. In bocca è passionale, ha un bel rimando ai profumi avvertiti precedentemente, con una persistenza maggiore del legno non fastidiosa, anzi, molto gradevole e di buona acidità, caldo, avvolgente ed equilibrato. Insomma, è un vino che nella sua semplicità, stupisce, intrattiene in ogni occasione, come aperitivo, a pranzo o a cena con gli amici o, come ho fatto io, mentre ci si gode un bel tramonto in riva al mare, con il sole che va incontro all’acqua per lasciare spazio alla notte… e magari a un altro giro di flamenco.

-Franco-

TRADUCCIÓN: Aquí estoy con un nuevo artículo. En primer lugar, pido disculpas si no he escrito nada en los últimos tiempos, pero estaba ocupado en una mudanza que me ha llevado más allá del mar: hace unos meses estoy en España y me gustaría escribir algo acerca de sus vinos increíbles. Hago presente que todavía tengo mucho que aprender sobre el tema, pero por suerte no hay ninguna prisa y voy a disfrutar de esta ocasión para probar nuevas realidades vinícolas. El vino del que hablamos se llama Milú D.O Ribera del Duero, de la bodega Quinta Milú, que es una pequeña empresa, o como se a autodefine “micro-winery”, situada en La Aguilera, en Burgos. Su filosofía es producir vinos que reflejen su territorio de origen. Para producir sus vinos, el dueño Germán Robles Blanco utiliza métodos tradicionales con el objetivo de crear productos auténticos, que reflejen el curso natural de las estaciones. En las palabras del productor: “Manda la viña, y nunca se encontrarán dos cosechas o dos botellas idénticas.” Por ejemplo se pisan las uvas con los pies, uno de las formas más suaves de exprimir las uvas que existen, que evita el excesivo espachurramiento de las pieles y la ruptura de los granos inmaduros. Así se consigue un mosto delicado y casi sin posos.   Y ahora ha llegado el momento de catar nuestro vino: realizado con uvas 100% Tempranillo, Milú antes descansa 6 meses en barricas de roble francés y americano, y luego 5 meses en botella. De color rojo rubí intenso como el vestido de una bailarina de flamenco, en nariz desprende los aromas fruto de su evolución en madera: vainilla, especias y un poco de tostado. Después hallamos notas de frutos rojos y florales delicados, en un baile armonioso. El abanico de perfumes que se mueve entre las manos de esta flamenca también seduce el catador más inexperto. Su sabor es pasional y tiene una buena coherencia con los perfumes percebidos, con una mayor persistencia del aroma de madera, no molesto, sino muy agradable y con una buena sensación fresca. De cuerpo, envolvente y equilibrado. En fin, es un vino que en su sencillez,sorprende, entreteniendo en cada ocasión: para picotear, almorzar con la familia o cenar con los amigos o bien mientras se disfruta de una hermosa puesta del sol frente al mar, con el sol que encuentra el agua para dejar sitio a la noche, y tal vez a otro ronda… de flamenco.

Assaggi al naturale con una guida d’eccezione: Jonathan Nossiter

Siamo a Bologna in occasione del SANA, salone internazionale del biologico e del naturale, durante il quale molti locali del centro propongono le più svariate iniziative: si va dalle degustazioni di vino fino alle cene a tema, tutto rigorosamente biologico. Proprio uno di questi locali, Alcenero-Berberè, ospita Jonathan Nossiter, personaggio eclettico e irriverente, regista di due documentari ormai diventati riferimenti nella controcultura legata al vino, Mondovino e Resistenza naturale. L’incontro ha lo scopo di guidarci in una degustazione al naturale, fuori da schemi didattici preimpostati, alla ricerca di emozioni ed empatia verso il vino.

All’arrivo, siamo accolti da Salvatore Aloe, fondatore di Alce Nero – Berberè insieme al fratello Matteo. Salvatore, un ragazzo gentile nei modi di fare e molto disponibile, ci fa accomodare in una saletta con un unico tavolone con tante sedie intorno, che in pochi minuti si riempiono di gente. Fin da subito, si respira un’atmosfera piacevole e conviviale e così, tra una chiacchiera e l’altra, Jonathan Nossiter inizia a parlare, raccontandoci aneddoti ed esperienze di vita come se ci conoscesse tutti da tempo. Davanti a me, vedo una persona genuina, viva, senza filtri, proprio come i vini che cerca di far conoscere.

Ripa di Sopravento

Mentre le chiacchiere sgorgano spontaneamente, ci viene servito il primo vino, della cantina RIPA DI SOPRAVENTO di Vittorio Graziano, a detta di chi l’ha conosciuto un personaggio schivo e particolare, che lascia parlare i suoi vini per lui. Assaggiamo un suo bianco da rifermentazione spontanea, che sul retro-etichetta riporta la dicitura “uvaggio tradizionale”, un vino non filtrato con ancora i lieviti in bottiglia. Nel calice il vino è vivo, effervescente, con una quantità di bollicine infinita e piacevole, e la cosa che mi colpisce è che ogni calice ha una sfumatura cromatica differente data proprio dalla presenza dei lieviti. È emozionante berlo tutti insieme e sentire cose simili, ma anche diverse da calice a calice. Ho la sensazione di bere non solo del buon vino, ma ci percepisco anche il passare delle stagioni, il sole, il vento e la pioggia sugli acini, il duro lavoro dell’uomo che si è preso cura della vite… e della vita!…. Rispettando il suo equilibrio naturale. Personalmente, lo trovo un vino interessante, profondo, genuino, che mi dà quello che cerco: EMOZIONE!

Sotto Bosco

Nossiter continua con i suoi discorsi e aneddoti sui vini “veri”, naturali, e su come noi dovremmo essere più rispettosi verso la terra: ascoltarlo è bellissimo. Nel frattempo ci servono un altro vino, Sotto Bosco, della cantina CA’ DE NOCI, azienda agricola che lavora in biologico. Un rosso frizzante secco da rifermentazione sui lieviti, da vitigni grasparossa, malbo gentile, lambrusco di montericcio e sgavetta. Nossiter ci fa presente che si tratta delle varietà di vite piu diffuse nell’Emilia di un tempo (prima dell’arrivo dei cosiddetti vitigni internazionali). Nel bicchiere, è di un bel colore acceso, brillante, con una spuma piena, come a dimostrazione della forza di un vino vivo, autentico, sincero. Piacevole nei profumi e nel sapore, questo è uno di quei vini che bevi sempre, a una cena con gli amici o una domenica in famiglia, da solo o con la fidanzata, e ne bevi ancora un pomeriggio a un tavolo con degli sconosciuti… e con Jonathan Nossiter. È uno di quei vini che fa scorrere le parole con naturalezza e ti fa compagnia, e senza che tu te ne renda conto, la bottiglia finisce e già ne vorresti aprire un’altra.

Ed ecco sbocciare la magia del vino: senza rendermene conto, mi ritrovo a parlare del più e del meno con persone che fino a poche ore prima neanche conoscevo. Tutti chiacchierano con tutti, senza filtri, nessuno è dottore o avvocato, nessuno è scienziato nucleare o astrofisico, siamo tutti lì per la medesima passione, e mi accorgo del potere del vino, che sa unire le persone e rende il pensiero libero. 

Jonathan Nossiter


Franco