LA MANZANILLA DI BARBADILLO

Eccoci di nuovo qua, questa volta vi raccontiamo della nostra esperienza a Jerez de la Frontera, più precisamente a Sanlucar de Barrameda.

Durante le mie ferie in Andalusia ne ho approfittato per far visita ad una delle cantine più celebri della regione, ovvero la Bodega Barbadillo.

Cantina fondata, pensate un po’, nel lontano 1821, anno in cui Beniño Barbadillo e Manuel Lopez Barbadillo si trasferiscono a Sanlucar de Barrameda per iniziare la loro produzione di vini, lanciando qualche anno dopo sul mercato la prima manzanilla della cantina.

Ma che cos’è la manzanilla?

Per capirlo, dobbiamo innanzitutto collocare geograficamente la cantina e introdurre la D.O. a cui appartiene.

Nella cartina in basso vediamo il cosidetto “triangolo di Jerez”, e proprio ad uno dei suoi vertici si trova Jerez De La Frontera. Agli altri due estremi troviamo il porto di Santa Maria, città di pescatori e vignaioli, con la sua baia di Cadiz, e infine San Lucar De Barrameda, situata alla foce del fiume più importante dell’Andalusia: il Guadalquivir.

triangolo di Jerez
triangolo di Jerez

All’interno di questo triangolo, dove vengono coltivati i vigneti che danno origine ai vini della D.O., tutto ha un ruolo importantissimo – la nuda terra, la vicinanza con l’oceano atlantico, l’umidità e la temperatura dell’aria – che insieme contribuiscono a creare un microclima unico al mondo, in grado di produrre e far maturare vini unici e autentici.

Il vino prodotto viene etichettato con la D.O.
( Denominacion de Origen) JEREZ XERES SHERRY.

E ora andiamo a vedere come viene prodotta non solo la famosa manzanilla, ma anche tutti gli altri vini della Cantina Barbadillo.

Dopo la vendemmia, l’uva viene portata in cantina, all’interno della quale è prodotto un primo e delicatissimo mosto fiore chiamato Yema.

La Yema viene destinata alla produzione di solamente due vini: il vino Joven (vino giovane) e la Manzanilla.

Per il vino joven si procede come di norma: fermentazione in acciaio inox e successivo imbottigliamento.

La manzanilla, invece, dopo la fermentazione viene fortificata, ossia viene aggiunto alcool vinico, portando così il mosto a 15% gradi, per poi trasferirlo in botas (botti) riempite solo per 5/6 , utilizzando il sistema criadera e solera.

Bota, Criadera, Yama, Solera, vino fortificato… sono tante informazioni, lo so, ma se non le spiego è impossibile capire questo meraviglioso angolo di mondo che produce un vino così unico.

Cercherò di essere breve.

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L’intreccio della vita

Trenzado.

Cari lettori di Amici per la vite e semplici curiosi, benvenuti nel nostro piccolo blog alla ricerca di curiosità e piccole rarità enoiche che magari non tutti i giorni si ha il piacere di provare. Qualche giorno fa ci siamo bevuti una bottiglia di vino bianco chiamato Trenzado e devo dire che ci ha sorpreso molto la sua ricchezza di sapori. Insomma, un vino che è una bomba! Facendo un po’ di ricerche, ho scoperto che l’artefice è proprio Suertes del Marques, cantina di cui abbiamo già parlato in un articolo precedente, clicca  qui  per leggerlo.   L’uva usata è il listan blanco, varietà autoctona della valle de la Orotava a Tenerife, dove da secoli si conserva ancora un sistema tradizionale di coltivazione della vite, il cordon trenzado tradicional, da cui il nome del vino, Trenzado (intrecciato). Questo sistema unico al mondo consiste nell’intrecciare i tralci della vite creando un’unica treccia, rialzata di 60 – 80 cm dal terreno e lunga fino a 4 metri. In alcune piccole zone con vecchie viti, i tralci arrivano a misurare anche 15 metri. Vi lascio immaginare il grandissimo lavoro manuale che i viticoltori, autentici artigiani impiegano in tutte le fasi della coltivazione, dalla potatura alla vendemmia, dando vita ad un vino autentico, che trasuda la storia e la tradizione di questa incredibile terra.  

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Ronco Severo


(Tradución en española abajo)

Per il mio compleanno, mia moglie mi regala una bottiglia di vino che non conoscevo.

Il giorno seguente decido di aprirlo. Il vino in questione è una Ribolla gialla dell’azienda agricola Ronco Severo. “Vini ostinati e contrari” è la filosofia di Stefano Novello , non solo in vigna ma anche in cantina. L’azienda procedeva molto bene, con una produzione e una vinificazione classica, con Stefano che imparava dal padre come gestire un’azienda agricola.
Ma quando è arrivato il suo momento, ha deciso di mettere al centro il suo territorio.
Il risultato è una Ribolla che strizza l’occhio al biodinamico, schietta ma anche elegante nella sua acidità, bilanciata da una grande struttura che si poggia su un grande lavoro di cantina. Niente lieviti in fermentazione, niente concimi in vigna, nessun filtraggio, Stefano fa del rispetto del territorio il suo caposaldo. Io ho bevuto la sua Ribolla con delle polpettine di merluzzo preparate da mia Suocera (la regina delle polpette) e, anche se non sarà l’abbinamento perfetto, la bottiglia è durata un lampo (premetto che mia moglie è una bevitrice eccellente).
La produzione di Stefano comprende anche un Pinot Grigio macerato sulle bucce, un Friulano, Severo Bianco (Chardonnay, Friulano, Picolit, Ribolla), Refosco, Schioppettino e un Merlot.
Bevete la Ribolla di Stefano e uscite dall’ordinario senza troppe regole di abbinamento, il risultato vi sorprenderà.
Come dimostra la sua etichetta temeraria, con un bimbo funambolo sulla spalliera di una sedia, a volte gli equilibri impossibili sono quelli più interessanti.
-Mario-
Contatti:
di Novello Stefano
via Ronchi 93
Prepotto (UD)
info@roncosevero.it

(versión española)
Por mi cumpleaños, mi mujer me ha regalado una botella de vino que no conocía.
Al día siguiente he decidido abrirla. El vino en cuestión es un Ribolla Gialla de la empresa agrícola Ronco Severo. “Vinos tenaces y discordes” es la filosofía de Stefano Novello, no sólo en la viña sino también en la bodega. Su empresa iba muy bien, con una producción y una vinificación clásicas, con Stefano aprendiendo de su padre como dirigir una empresa agrícola.
Sin embargo, cuando llegó su momento, él decidió poner en primer lugar su territorio. El resultado es un Ribolla que guiña el ojo a la biodinámica, genuino al igual que elegante en su acidez, equilibrado por una estructura fuerte que se basa en un gran trabajo en la bodega. Nada de levaduras en fermentación, nada de fertilizantes en el viñedo, ningún filtrado: para Stefano el respeto del territorio es un principio fundamental.
Ayer acompañé su Ribolla con albóndigas de merluza preparadas por mi suegra (la reina de las albóndigas) y, aunque no es el maridaje perfecto, la botella se ha acabado enseguida (hago presente que mi mujer es una excelente bebedora).
La producción de Stefano incluye también un Pinot Grigio macerado en la piel, un Friulano, Severo blanco (Chardonnay, Friulano, Picolit, Ribolla), Refosco, Schioppettino y un Merlot.
Bebed el Ribolla de Stefano y salís de lo común sin demasiadas normas de maridaje, y el resultado os va a sorprender.
Como muestra su etiqueta temeraria, con un niño funámbulo en el respaldo de una silla, a veces los equilibrios imposibles son los más interesantes.
-Mario-
Contactos:
empresa agrícola Ronco Severo
de Novello Stefano
via Ronchi 93
Prepotto (UD)
info@roncosevero.it 

Envínate, Benje tinto

Benje tinto

Eccoci di nuovo qua, con un nuovo articolo fresco d’autunno. Oggi parliamo di Envínate,
un progetto nato nel 2005 da Roberto Santana, Laura Ramos, José Angel Martinez e Alfonso Torrente, quattro enologi che si sono conosciuti all’università e hanno deciso di unire le loro forze contro il male per concretizzare l’idea di fare vino autentico in una realtà che troppo spesso tende a omologare i sapori. È proprio grazie a questo punto di forza – quello di non alterare il vino – che hanno acquisito visibilità in poco tempo. A loro non piacciono le etichette: infatti non si definiscono viticoltori naturali – anche se consultano il calendario lunare e utilizzano  preparati biodinamici- e sulle loro bottiglie preferiscono mettere ben in vista il nome dei viticoltori piuttosto che scrivere informazioni su come e quando è stato prodotto il vino, come si vede nell’etichetta del Benje rosso che abbiamo assaggiato.

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Pies negros, Artuke

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di bere, e di gusto!, una bottiglia del vino Pies Negros, della cantina Artuke, situata a Baños de Ebro, piccolo comune nei Paesi Baschi, ai piedi della Sierra Cantabria dove le vigne godono del favorevole clima atlantico, che conferisce al vino freschezza.

Nel 1991 il fondatore Miguel Blanco raccoglie la centenaria tradizione vitivinicola della sua famiglia creando questa cantina, il cui nome è un omaggio ai due figli Arturo e Kike, che oggi seguono le orme del padre, dedicandosi con passione alla trasformazione del frutto della terra in un vino con identità. Qui si coltiva in biodinamica e tutti processi di vinificazione sono eseguiti a mano… e con i piedi.   Pies negros è fatto con uva Tempranillo e uva Graciano, che ha la caratteristica di dare un tocco aromatico al vino. Dopo la raccolta, l’uva viene portata, ancora calda dei raggi del sole, in cantina, dove ad attenderla ci sono persone che tuttora pigiano il mosto a piedi nudi, da lì l’origine del nome!  

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Chibirique, Suertes del Marqués

Hola amigos!

La settimana scorsa ho avuto il piacere di partecipare a un wine party di presentazione dei prodotti della Buena Uva, azienda canaria che promuove e commercializza vini realizzati da persone che amano quello che fanno, “vino autentico da viticoltori indipendenti”. Durante questa splendida festa ho potuto assaggiare tantissimi vini, ma oggi vi voglio parlare di quello che mi ha più colpito: il CHIBIRIQUE.

El chibirique

Lo produce la Suertes del marquésuna cantina a conduzione familiare situata nella valle de la Orotava, nel nord dell’isola di Tenerife, che adotta la filosofia di ridurre al minimo l’utilizzo di prodotti chimici all’interno dei vigneti, prediligendo i sistemi naturali. Tutte le fasi della coltivazione vengono fatte manualmente, dalla potatura alla vendemmia, e in cantina si cerca di intervenire il meno possibile e si lavora con lieviti indigeni, utilizzando quantità minime di solfiti solo durante l’imbottigliamento.  

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Quinta Milú, Ribera del Duero.

Rieccoci qui, con un nuovo articolo. Prima di tutto, chiedo scusa se non ho scritto più nulla, ma in questo ultimo periodo sono stato impegnato in uno spostamento oltre mare: da qualche mese, infatti, mi trovo in Spagna e vorrei quindi scrivere qualcosa sui suoi incredibili vini. Premetto che ho ancora molto da imparare sull’argomento, ma per fortuna non ho fretta e l’idea di assaggiarenuove realtà vinicole mi stuzzica molto.

Per iniziare, ho deciso di scrivere due righe su un vino rosso, o come si dice in spagnolo vino tinto, che si chiama Milú D.O. Ribera del Duero, (D.O. sta per denominacion de origen e corrisponde alla nostra D.O.C.).   La cantina Quinta Milú è una piccola azienda, o come si autodefinisce micro-winery, che si trova ad Aguilera, la cui filosofia è quella di produrre vini che rispecchino il territorio da dove provengono, nel rispetto dell’ambiente circostante. Per produrre i suoi vini, Germán Robles Blanco utilizza sistemi tradizionali come la pigiatura con i piedi, uno dei metodi di spremitura dell’uva più soffici che esistano che evita eccessivi spappolamenti delle buccie e la rottura degli acini acerbi, dando origine a un mosto particolarmente morbido e quasi privo di fecce, nell’intento di creare prodotti autentici, che riflettano il naturale andamento delle stagioni. Come dice il produttore: “Comanda la vigna, e non troverai mai due annate né due bottiglie uguali.” E ora è arrivato il momento di assaggiare il nostro vino: ottenuto da uva Tempranillo 100%, il Milú sosta prima 6 mesi in barrique di rovere francese e americano, per poi riposare altri 5 mesi in bottiglia. Di colore rosso rubino intenso come l’abito di una ballerina di flamenco, al naso sprigiona subito i sentori ceduti dall’evoluzione in barrique: la vaniglia, le spezie e un po’ di tostatura, sentori di frutti rossi e delicati accenni floreali come la violetta danzano armoniosamente. Il ventaglio di profumi che ha in mano questa ballerina flamenca cattura anche il degustatore alle prime armi. In bocca è passionale, ha un bel rimando ai profumi avvertiti precedentemente, con una persistenza maggiore del legno non fastidiosa, anzi, molto gradevole e di buona acidità, caldo, avvolgente ed equilibrato. Insomma, è un vino che nella sua semplicità, stupisce, intrattiene in ogni occasione, come aperitivo, a pranzo o a cena con gli amici o, come ho fatto io, mentre ci si gode un bel tramonto in riva al mare, con il sole che va incontro all’acqua per lasciare spazio alla notte… e magari a un altro giro di flamenco.

-Franco-

TRADUCCIÓN: Aquí estoy con un nuevo artículo. En primer lugar, pido disculpas si no he escrito nada en los últimos tiempos, pero estaba ocupado en una mudanza que me ha llevado más allá del mar: hace unos meses estoy en España y me gustaría escribir algo acerca de sus vinos increíbles. Hago presente que todavía tengo mucho que aprender sobre el tema, pero por suerte no hay ninguna prisa y voy a disfrutar de esta ocasión para probar nuevas realidades vinícolas. El vino del que hablamos se llama Milú D.O Ribera del Duero, de la bodega Quinta Milú, que es una pequeña empresa, o como se a autodefine “micro-winery”, situada en La Aguilera, en Burgos. Su filosofía es producir vinos que reflejen su territorio de origen. Para producir sus vinos, el dueño Germán Robles Blanco utiliza métodos tradicionales con el objetivo de crear productos auténticos, que reflejen el curso natural de las estaciones. En las palabras del productor: “Manda la viña, y nunca se encontrarán dos cosechas o dos botellas idénticas.” Por ejemplo se pisan las uvas con los pies, uno de las formas más suaves de exprimir las uvas que existen, que evita el excesivo espachurramiento de las pieles y la ruptura de los granos inmaduros. Así se consigue un mosto delicado y casi sin posos.   Y ahora ha llegado el momento de catar nuestro vino: realizado con uvas 100% Tempranillo, Milú antes descansa 6 meses en barricas de roble francés y americano, y luego 5 meses en botella. De color rojo rubí intenso como el vestido de una bailarina de flamenco, en nariz desprende los aromas fruto de su evolución en madera: vainilla, especias y un poco de tostado. Después hallamos notas de frutos rojos y florales delicados, en un baile armonioso. El abanico de perfumes que se mueve entre las manos de esta flamenca también seduce el catador más inexperto. Su sabor es pasional y tiene una buena coherencia con los perfumes percebidos, con una mayor persistencia del aroma de madera, no molesto, sino muy agradable y con una buena sensación fresca. De cuerpo, envolvente y equilibrado. En fin, es un vino que en su sencillez,sorprende, entreteniendo en cada ocasión: para picotear, almorzar con la familia o cenar con los amigos o bien mientras se disfruta de una hermosa puesta del sol frente al mar, con el sol que encuentra el agua para dejar sitio a la noche, y tal vez a otro ronda… de flamenco.