Intervista a Germán R. Blaco

Cari lettori di Amici per la Vite,
abbiamo avuto l’onore di conoscere personalmente Germán R. Blanco, produttore di Quinta Milú, la Perra Gorda, Bicicleta Voladora e Casa Aurora, e abbiamo colto l’occasione per strappargli una piccola intervista.

Germán, per iniziare, di dove sei?

Sono nato nelle Asturie e cresciuto nel Bierzo (in Castiglia e León), però in realtà mi sento cittadino del mondo.

Da dove nasce la tua passione per il vino?

Questa è una domanda che mi fanno spesso. Da piccolo non amavo molto studiare, ma ero sicuramente curioso. Nella mia famiglia sono il primo in assoluto a fare vino.
Tutto è nato quando, finita la scuola alberghiera, ho fatto un corso sul vino e credo che sia stata la curiosità di scoprirne gli aromi e i segreti del mondo che c’è dietro a spingermi a indagare sempre più a fondo, fino a farmi innamorare del vino.

Se non mi sbaglio sei diventato enologo.

Esatto, sono anche un enologo.

Com’è nato il nome del Milù?

Il Milú deve il suo nome a mio figlio Lucas, infatti è la fusione di ‘Mi Lucas’ (Trad. Il mio Lucas), abbreviato in Mi-Lú.

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Assaggi al naturale con una guida d’eccezione: Jonathan Nossiter

Siamo a Bologna in occasione del SANA, salone internazionale del biologico e del naturale, durante il quale molti locali del centro propongono le più svariate iniziative: si va dalle degustazioni di vino fino alle cene a tema, tutto rigorosamente biologico. Proprio uno di questi locali, Alcenero-Berberè, ospita Jonathan Nossiter, personaggio eclettico e irriverente, regista di due documentari ormai diventati riferimenti nella controcultura legata al vino, Mondovino e Resistenza naturale. L’incontro ha lo scopo di guidarci in una degustazione al naturale, fuori da schemi didattici preimpostati, alla ricerca di emozioni ed empatia verso il vino.

All’arrivo, siamo accolti da Salvatore Aloe, fondatore di Alce Nero – Berberè insieme al fratello Matteo. Salvatore, un ragazzo gentile nei modi di fare e molto disponibile, ci fa accomodare in una saletta con un unico tavolone con tante sedie intorno, che in pochi minuti si riempiono di gente. Fin da subito, si respira un’atmosfera piacevole e conviviale e così, tra una chiacchiera e l’altra, Jonathan Nossiter inizia a parlare, raccontandoci aneddoti ed esperienze di vita come se ci conoscesse tutti da tempo. Davanti a me, vedo una persona genuina, viva, senza filtri, proprio come i vini che cerca di far conoscere.

Ripa di Sopravento

Mentre le chiacchiere sgorgano spontaneamente, ci viene servito il primo vino, della cantina RIPA DI SOPRAVENTO di Vittorio Graziano, a detta di chi l’ha conosciuto un personaggio schivo e particolare, che lascia parlare i suoi vini per lui. Assaggiamo un suo bianco da rifermentazione spontanea, che sul retro-etichetta riporta la dicitura “uvaggio tradizionale”, un vino non filtrato con ancora i lieviti in bottiglia. Nel calice il vino è vivo, effervescente, con una quantità di bollicine infinita e piacevole, e la cosa che mi colpisce è che ogni calice ha una sfumatura cromatica differente data proprio dalla presenza dei lieviti. È emozionante berlo tutti insieme e sentire cose simili, ma anche diverse da calice a calice. Ho la sensazione di bere non solo del buon vino, ma ci percepisco anche il passare delle stagioni, il sole, il vento e la pioggia sugli acini, il duro lavoro dell’uomo che si è preso cura della vite… e della vita!…. Rispettando il suo equilibrio naturale. Personalmente, lo trovo un vino interessante, profondo, genuino, che mi dà quello che cerco: EMOZIONE!

Sotto Bosco

Nossiter continua con i suoi discorsi e aneddoti sui vini “veri”, naturali, e su come noi dovremmo essere più rispettosi verso la terra: ascoltarlo è bellissimo. Nel frattempo ci servono un altro vino, Sotto Bosco, della cantina CA’ DE NOCI, azienda agricola che lavora in biologico. Un rosso frizzante secco da rifermentazione sui lieviti, da vitigni grasparossa, malbo gentile, lambrusco di montericcio e sgavetta. Nossiter ci fa presente che si tratta delle varietà di vite piu diffuse nell’Emilia di un tempo (prima dell’arrivo dei cosiddetti vitigni internazionali). Nel bicchiere, è di un bel colore acceso, brillante, con una spuma piena, come a dimostrazione della forza di un vino vivo, autentico, sincero. Piacevole nei profumi e nel sapore, questo è uno di quei vini che bevi sempre, a una cena con gli amici o una domenica in famiglia, da solo o con la fidanzata, e ne bevi ancora un pomeriggio a un tavolo con degli sconosciuti… e con Jonathan Nossiter. È uno di quei vini che fa scorrere le parole con naturalezza e ti fa compagnia, e senza che tu te ne renda conto, la bottiglia finisce e già ne vorresti aprire un’altra.

Ed ecco sbocciare la magia del vino: senza rendermene conto, mi ritrovo a parlare del più e del meno con persone che fino a poche ore prima neanche conoscevo. Tutti chiacchierano con tutti, senza filtri, nessuno è dottore o avvocato, nessuno è scienziato nucleare o astrofisico, siamo tutti lì per la medesima passione, e mi accorgo del potere del vino, che sa unire le persone e rende il pensiero libero. 

Jonathan Nossiter


Franco